venerdì 17 novembre 2017

Sheherazade si fa da parte

Cari lettori, anche per me è arrivato il momento di cambiare.

Ho aperto questo blog da diversi mesi (quasi un anno, ora che ci penso), e ora posso affermare che la sua vita ha davvero spiccato il volo e non è più appesa a un filo come lo era all'inizio.
Ho conosciuto (virtualmente) molti di voi; ho letto le vostre storie e vi ho raccontato le mie; ci siamo fatti compagnia. Anche il nome che avevo scelto di dargli si è rivelato azzeccato: il mio angolo non è cambiato, mentre fuori da qui la mia vita lo ha fatto rapidamente.
Insomma, a distanza di mesi, credo di aver fatto tutto come si deve.

Oggi però sta per intervenire un piccolo cambiamento, così scrivo questo post per avvisarvi e permettervi di tornare qui senza sentirvi spaesati: d'ora in poi vi parlerò e vi leggerò con il mio vero nome, quello che porto fuori da qui: Lara.
Sheherazade, lo pseudonimo che avevo scelto, si fa da parte, ma resterà comunque tutto quello che lo rendeva vivo e gli dava motivo di esistere.
Sono sempre io, la ragazza del Sud che ama leggere e raccontarvi il suo semplice mondo di emozioni, sentimenti e frammenti di vita, ma lo farò in modo più concreto e reale, seppur con lo sguardo incantato che possediamo noi amanti della letteratura.

Insomma, il mio angolo resta uguale, ma qualcosa in me è cambiato. Oggi torno qui in parte diversa, ma sempre felice di raccontarmi e leggervi.
                                                                                  

                                                                      Lara

venerdì 3 novembre 2017

"Una vita" di Guy De Maupassant: una passeggiata lungo il sentiero della vita


Buon giorno cari lettori,
come ricorderete, nell'ultimo post vi ho raccontato di un librone rosso, appartenuto un tempo a mio nonno, e che finalmente ho deciso di leggere. 
Si tratta di un volume dato alle stampe nel 1958 e contenente tre romanzi di Guy De Maupassant; ebbene, in questo post vi dirò qualcosa su quello che ho appena letto, Una vita (da non confondere con il successivo romanzo di Svevo).


Guy De Maupassant (Chateau de Miromesnil 1850 - Parigi 1893) fu un importante scrittore francese che nelle proprie opere ha immortalato la società francese di fine Ottocento. Figlio di una carissima amica di Gustave Flaubert, egli possedeva un carattere esuberante e inquieto che lo portò a viaggiare molto e condurre una vita dissoluta. 
Nella sua opera confluirono due anime, solo apparentemente antitetiche: da una parte si collocava infatti la corrente del Naturalismo, dall'altra il filone della  letteratura fantastica. I primi passi, Maupassant, li aveva compiuti all'ombra dei grandi maestri del Naturalismo; poi lentamente se n'era allontanato, dando vita a numerosi racconti fantastici in cui il reale era svuotato di ogni senso, e la ragione perdeva terreno di fronte all'avanzata della follia. 
Morì, a soli 43 anni, in un manicomio dove era stato rinchiuso l'anno precedente, in seguito all'aggravarsi di alcuni disturbi psichici.

Molti dei suoi racconti fantastici li avevo letti anni fa e li avevo amati. Essi evocavano i mostri presenti da sempre nell'immaginario collettivo e ridestavano le antiche paure che ogni essere umano ha conosciuto durante alcuni periodi della propria vita. Nel mio caso, ad esempio, ricordavo il terrore in cui mi gettavano alcuni incubi che facevo da bambina: erano quelli popolati da individui esattamente identici a me o ai miei familiari.
Con quei racconti avevo scoperto che la figura del sosia generava lo stesso sentimento del "perturbante" in tutti gli uomini, sin da tempi antichissimi.
Diciamo, dunque, che avevo conosciuto solo un'anima di questo scrittore; mentre la lettura di questo romanzo mi ha permesso di conoscere anche l'altra. 


Autore: Guy De Maupassant
Titolo: Une vie (Una vita)
Editore: Gherardo Casini Editore
Prima pubblicazione: 1883
Pagine: 171


Trama
Di cosa parla Una vita
La "vita" di cui si racconta è quella di Giovanna, protagonista assoluta della narrazione. L'autore ce la presenta, nelle primissime pagine, ancora sedicenne e inesperta su tutto. Bella, pura e sognatrice, appartiene a una famigliola dell'aristocrazia francese che la ama teneramente e le trasmette i valori di semplicità e generosità verso l'intera umanità. La narrazione comincia nel momento in cui si è appena conclusa la sua  permanenza in collegio, ed ella è tornata a vivere con la propria famiglia nel castello che un giorno le toccherà ereditare. Non sa nulla della vita, ma muore dal desiderio di conoscerne il sapore; è primavera e, in comunione con  tutti gli altri esseri della natura, ella gode dello spirito vitale che sembra aleggiare su tutta la realtà circostante. Sogna ardentemente l'amore; così, dopo poche settimane, sposa il primo ragazzo che incontra, il visconte Giuliano. Commette dunque l'unico, grande errore della sua vita; a partire da questo momento  conoscerà il volto spietato dell'esistenza e tutte le sue illusioni svaniranno violentemente.


La mia lettura

Pissarro, Il giardino pubblico di Pontoise (1874)












Fermatevi un attimo ad osservare questa immagine; è inserita tra le pagine del testo, e credo davvero che racchiuda l'intera anima del romanzo. 
Una vita rievoca i colori e i profumi di una passeggiata lungo il cammino della vita. Sono frequenti i passi in cui si descrivono minuziosamente le passeggiate campestri di Giovanna: in questi i brani l'autore dà prova di tutta la sua squisita eleganza formale e si abbandona, così come la sua eroina, alle gioie che solo la natura è in grado di regalare. 
Il romanzo comincia in primavera; l'alternanza tra le stagioni è sancita con forza, e ognuna di esse diviene quasi correlativo oggettivo degli stati d'animo della protagonista. 
Non c'è separazione tra le diverse creature della natura: in primavera esse si preparano all'amore e godono delle gioie del creato, con l'arrivo dell'inverno si arresta il fluire di ogni cosa, e l'esistenza diviene un grigio e claustrofobico susseguirsi di giorni sempre uguali. Perfino Giovanna, che per quasi tutta la vita rimane immune dai piaceri carnali, ne intuisce il mistero durante una passeggiata per i campi.
In questo romanzo non c'è traccia delle presenze oscure che popoleranno i racconti fantastici dell'autore; l'unico brano in cui esse si manifestano descrive l'allucinazione che colpisce Giovanna durante l'ultima visita al suo castello. A mio parere, è qui che risiede il punto più alto della narrazione: il ritorno alle origini, le carezze ai cari luoghi che sono stati i testimoni di una vita intera, la consapevolezza che la primavera della propria esistenza è finita per sempre:

Andava, senza far rumore, e sola nell'immenso castello silenzioso, come in un cimitero. Tutta la sua vita era là dentro. [...] Quando non vide più, attraverso gli alberi, il tetto alto del castello, sentì nel petto un orrendo strazio: sapeva, dentro di sé, d'aver detto addio per sempre alla sua casa.

Di fronte a pagine come queste, o a quelle che raccontano il dolore per la perdita di una madre, le ultime appaiono una magra e inutile consolazione. 
Il finale mi ha delusa: dopo il ritratto spietato della condizione umana e l'accanirsi (in maniera esagerata) sulla sorte della protagonista, la chiusa forzatamente ottimista sembra suggellare l'ennesima menzogna. 
Una vita racconta il passaggio tra due stagioni, la primavera e l'inverno, l'età dei sogni e quella delle disillusioni; e lo fa in modo scorrevole, delicato, coinvolgente.
Giunti al capolinea, seppure l'autore corra ai ripari e cerchi di offrire uno spiraglio di salvezza, l'unica immagine veritiera che si offre al lettore è quella della vecchia panchina:

Urtò col piede, tra l'erba, in un legno imputridito: l'ultimo resto della panchina su cui tante volte s'era seduta, coi suoi, della panchina che era stata messa lì lo stesso giorno della prima visita di Giuliano.

Non c'è salvezza in questa storia, come non ci fu nella vita del suo autore.
Se amate i romanzi d'altri tempi, questo fa al caso vostro. Fatemi sapere cosa ne pensate. 
Buona lettura :-)