venerdì 2 dicembre 2016

Il (non) perché di questo blog e del suo nome

Ho aperto da pochi giorni il mio blog e non so ancora se la sua vita proseguirà o se si tratta semplicemente di una piccola parentesi momentanea. Chi mi conosce sa quanto poco sia attratta da tutto ciò che è virtuale o che puzza di nuovo, di utile, o anche solo di futuro.  
E allora perché questo blog? La verità? Non lo so nemmeno io, forse si tratta di un semplice gioco, di un modo come un altro per distrarmi dalla frenetica e alienante quotidianità.
Che sia lunga o breve, nata per gioco o per noia, la sua vita è cominciata e merita una possibilità. Cominciamo dal nome…beh i nomi per me sono sempre stati importanti e non parlo di quelle sciocchezze secondo cui i nomi possono influenzare la personalità o cose del genere. I nomi hanno il potere di definire le cose, di evocarle anche da lontano, di plasmarle prima ancora che esse abbiano una consistenza. Che nome dare dunque al mio inaspettato angolo virtuale?
L’idea mi è venuta dalla riflessione di Renato. Renato? E chi sarebbe questo Renato? Beh, posso solo dire che la sua storia è simile a quella del mio blog, anche lei appesa a un filo, anche lei senza un vero motivo per esistere.

« Avevo voglia di distrarmi, familiarizzare con quella città tanto caotica,ovvero scovare in essa un posto in cui non sentirmi tanto piccolo e insignificante. Ho sempre misurato l’amore per una città dai posti tutti miei che riuscivo a scovarci. Sono sempre stato una sorta di esploratore…i posti di tutti non mi hanno mai interessato, siano piazze celebri, viali  o ponti colmi di turisti, essi mi hanno sempre lasciato indifferente. Nelle città ho sempre cercato il mio paese, il mio angolo sempre uguale in cui tornare ogni volta diverso».


lunedì 28 novembre 2016

Lo scrigno

Non le scrivo per raccontarle il mio dolore, nessuna parola potrebbe riassumerlo e nessuna potrebbe lenirlo. Le scrivo per ricordarmi che sono un essere umano, magari piegato dal dolore, ma che ha ancora dei giorni da vivere. Le scrivo per illudermi che sono ancora padrona del mio tempo, che posso fermarmi qualche minuto e aprirle il mio cuore che tengo serrato come uno scrigno prezioso di cui ho nascosto la chiave talmente bene da averla persa. Le è mai successo Renato di perdere la chiave del suo scrigno? Oh, perdoni le mie metafore e cerchi di leggere oltre le mie stesse parole. C’è uno scrigno in cui custodiamo tutto ciò di cui siamo fatti. Forse preferirebbe chiamarla anima, o destino. Io la chiamo scrigno perché ne sono tanto gelosa e vorrei che niente di quello che c’è dentro andasse perduto. Vorrei potermi svegliare un giorno e trovarvi ogni cosa intatta, poter riguardare il mondo sempre con gli stessi occhi, amare con la stessa intensità, stupirmi, piangere le stesse lacrime. Forse vorrei solo vivere sempre lo stesso tempo.
Ieri credo di aver guardato dentro lo scrigno di mia nonna. Piccola e gracile su quel letto, se ne stava accovacciata come un cucciolo ferito che aspetta una carezza. Oh quanto l’ho accarezzata! Speravo di infonderle manciate di vita ad ogni carezza! Poi c’è stato un attimo in cui lei ha riaperto gli occhi e mi ha guardato. Sapesse, Renato, cosa ho visto in quei piccoli occhi schiacciati dal peso delle palpebre stropicciate!  C’era nel suo sguardo la disperazione di un’amante a cui è concesso di guardare per l’ultima volta il suo amore più grande. C’era la violenza di chi vuole custodire un’immagine per tutta la vita, anche se questa si è ridotta a pochi minuti. Poi ha spostato leggermente la testa e ha sorriso, o almeno così mi è parso, guardando alle mie spalle, in direzione del comò. Ho cercato di calmarla, di coccolarla, di infonderle quella sicurezza di cui credevo avesse bisogno. Ma non avevo capito nulla, dopo qualche secondo, mi ha sussurrato ciò che deve essere stato il suo ultimo pensiero.

“ Non ho sprecato nulla, vedi di non sprecare nulla. Non ho sprecato nulla ma è finita lo stesso.  Ho contato ciò che mi restava e sono pronta, ma non è mai abbastanza, la vita non è mai abbastanza”.