lunedì 28 novembre 2016

Dal diario di Renato: Lo scrigno


 Non le scrivo per raccontarle il mio dolore: nessuna parola potrebbe riassumerlo e nessuna potrebbe lenirlo. Le scrivo per ricordarmi che sono un essere umano, magari piegato dal dolore, ma che ha ancora dei giorni da vivere. Le scrivo per illudermi che sono ancora padrona del mio tempo, che posso fermarmi qualche minuto e aprirle il mio cuore; sa, lo tengo serrato come uno scrigno prezioso di cui ho nascosto la chiave talmente bene da averla persa. 
Le è mai successo Renato di perdere la chiave del suo scrigno? 
Oh, perdoni le mie metafore e cerchi di leggere oltre le mie stesse parole. 

C’è uno scrigno in cui custodiamo tutto ciò di cui siamo fatti. Forse preferirebbe chiamarla anima, o destino. Io la chiamo scrigno perché ne sono tanto gelosa e vorrei che niente di quello che c’è dentro andasse perduto. Vorrei potermi svegliare un giorno e trovarvi ogni cosa intatta, poter riguardare il mondo sempre con gli stessi occhi, amare con la stessa intensità, stupirmi, piangere le stesse lacrime. Forse vorrei solo vivere sempre lo stesso tempo.

Ieri credo di aver guardato dentro lo scrigno di mia nonna. Piccola e gracile su quel letto, se ne stava accovacciata come un cucciolo ferito che aspetta una carezza. Oh quanto l’ho accarezzata! Speravo di infonderle manciate di vita ad ogni carezza! Poi c’è stato un attimo in cui lei ha riaperto gli occhi e mi ha guardato. Sapesse, Renato, cosa ho visto in quei piccoli occhi schiacciati dal peso delle palpebre stropicciate!  C’era nel suo sguardo la disperazione di un’amante a cui è concesso di guardare per l’ultima volta il suo amore più grande. C’era la violenza di chi vuole custodire un’immagine per tutta la vita, anche se questa si è ridotta a pochi minuti. Poi ha spostato leggermente la testa e ha sorriso, o almeno così mi è parso, guardando alle mie spalle, in direzione del comò. Ho cercato di calmarla, di coccolarla, di infonderle quella sicurezza di cui credevo avesse bisogno. Ma non avevo capito nulla, dopo qualche secondo, mi ha sussurrato ciò che deve essere stato il suo ultimo pensiero.

“ Non ho sprecato nulla, vedi di non sprecare nulla. Non ho sprecato nulla ma è finita lo stesso.  Ho contato ciò che mi restava e sono pronta, ma non è mai abbastanza, la vita non è mai abbastanza”.
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