giovedì 5 gennaio 2017

Buona la prima...e anche la seconda e la terza.

Forse ti stavo raccontando quella storia del soffitto che era crollato e dell'avvocato della padrona di casa a cui avrei dovuto dire che soffrivo d'asma e non potevo più vivere in quelle condizioni.
Forse stavo aggiungendo che non soffrivo affatto di asma, ma che il soffitto era crollato davvero e avrei dovuto testimoniare il falso a un avvocato, proprio io che le bugie non ne le sapevo raccontare.
Forse stavamo parlando di musica e tu  mi ascoltavi, scettico e divertito, mentre decantavo le lodi del reggae e di tutto quel mondo di feste, festini e colori sgargianti al quale credevo di appartenere.
Se era di feste che si parlava, sicuramente stavo accennando a quella che "proprio io" avevo ideato, quella che sarebbe passata alla storia come " schiuma party".
La raccontavo sempre a tutti, soprattutto a chi non conoscevo.
Avevamo allagato con acqua insaponata il salone di quella 'grotta' in cui vivevamo durante il  primo anno di università e c'eravamo messi a scivolare; avevamo anche provato a costruire uno scivolo con un armadio, non era stata una trovata geniale, ovviamente non si scivolava affatto, ma io del resto l'avevo previsto. Avevamo anche comprato chili di plastica per coprire le pareti della casa e avevamo isolato il salone con bottiglie disposte in fila davanti alle porte. Sì, cerano voluti mesi ma ne era valsa la pena. No, non era morto nessuno, anche se un ragazzo era rimasto a terra diversi minuti dopo aver sbattuto la testa. Effettivamente era stato pericoloso, ma ci eravamo divertiti, peccato che non c'eri, non ci conoscevamo ancora.

Ora che ti guardo meglio la tua espressione è proprio quella che hai quando ascolti qualcuno che credi strano, o comunque buffo.
Ora lo so e so anche molte altre cose.
So che i miei capelli  li preferisci lunghi e del mio colore, che a tutto quell'ombretto preferisci gli occhiali, che col rossetto non ti piaccio, sto meglio in pigiama.
So che le storie strane e buffe ti piacciono ancora e quando stai per ascoltarne una ti metti comodo, con un braccio sul fianco e un'espressione da bimbo divertito.
Questa foto l'ho ritrovata per caso così come è stato un caso ci fossi anche tu quella sera, che avessi accettato l'invito per un compleanno di cui quasi non conoscevi la festeggiata, è stato un caso l'averti conosciuto e l'avere scoperto che vivevamo nella stessa strada.
Chiamiamolo caso, o destino, insomma quella tutta quella roba in cui io credo e tu forse no. Eppure, qualche minuto fa,  quando questa vecchia foto è riemersa dal caos del mio computer non ci ho visto né il caso, né il destino, ci ho visto la prima scena, quella subito dopo il ciak.
Due sconosciuti che parlano ad una festa, lei sta raccontando che qualche giorno prima è crollato il soffitto di casa; lui pensa che è davvero una tipa buffa, forse un po' strana ma simpatica, peccato per quei capelli colorati.
Ciak! Buona la prima.




















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