Fortuna che aveva le antenne




Se ne stava tutta sola su un tappeto di pesci morti.
Immobile, sotto quel vetro esposto ai clienti, sembrava scrutarli con aria imbronciata o forse era solo un po’ frastornata, gelata e sfiancata.

A quel bambino che si fermò per guardarla parve il pesce più colorato, così la fissava, come imbambolato.
D’un tratto l’antenna parve oscillare, quel tanto che basta per farlo sobbalzare e quasi gridare.
C’era riuscita, aveva mosso le antenne. Ancora uno sforzo e l’avrebbe notata.
Che fa? Si allontana? Non è così che doveva andare.
Pochi istanti ed eccolo ritornare.
È proprio un bambino, ci aveva sperato. I bambini mangiano pizza e patatine, se muove le antenne sembrerà divertente, la vorrà per giocare.
Ancora uno sforzo.

« Mamma, mamma guarda che bello questo pesce!».
C’era riuscita. Gli era piaciuta.
« Non è un pesce Luca, è un’aragosta. Vieni qui! Io e papà stiamo scegliendo il menù. Fanno anche la pizza con le patatine».
Ce la fa, si è mossa, se solo non fosse così stanca...
« Voglio questa mamma».
È salva. Ancora uno sforzo e sarebbe diventata come quei pesci lì, cominciavano anche a puzzare, poveri loro. Lei no, fortuna che aveva le antenne
« Luca scegli cosa vuoi mangiare».
« Voglio questa mamma, la voglio mangiare».
« Ma non è adatta a un bambino, sicuro che non vuoi la pizza?».
« Non sono più un bambino, come devo dirtelo? E poi si muove, non mi piacciono i pupazzi che si muovono. La voglio mangiare».
Qualcuno l'aveva strappata con forza dal tappeto maleodorante.
« Signora accontenti il giovanotto, l’acqua è già calda, la vado a cucinare».

Un ultimo uno sforzo sarebbe bastato. Era già immobile prima di sparire tra le bolle.


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