lunedì 3 luglio 2017

Menzogna e sortilegio. La magia delle parole.

Eccolo qui. Vi presento il mattoncino che da qualche mese non lascia la mia scrivania, il mio comodino e la mia borsa.
A dire il vero non è rimasto da solo a lungo. Infatti, dopo averlo divorato, l'ho messo un po' da parte e ho fatto spazio ad altri romanzi che reclamavano da tempo la mia attenzione. Ma non l'ho mai dimenticato. Anzi, gli ho dedicato un'intera tesi che tra qualche giorno andrò a discutere.
Prima di raccontarvi cosa rappresenta oggi per me questo primo romanzo di Elsa Morante, voglio condividere con voi alcune riflessioni nate durante la prima lettura (oh! si vivesse sempre di prime letture) che ne feci:

Pochi, sicuramente, capiranno il mio discorso; magari mi capirà chi ha amato a tal punto un libro da sentirsene 'stregato' durante il sonno e prigioniero durante il giorno. C’è una gran bella differenza tra leggere un bel libro, per poi dimenticarsene, e leggere un libro come sto leggendo io questo. Quello di cui parlo io è la magia di sfogliare una pagina ed essere risucchiata in un altro mondo, dai dettagli tanto nitidi dal non poter dubitare più della sua esistenza. Succede che quelle che prima sembravano solo migliaia di lettere, tanto fitte da scoraggiare il più coraggioso lettore, ora diventano pennellate di un quadro meraviglioso di cui si entra a far parte. Sembra la scena di Mary Poppins, me ne rendo conto, eppure è proprio così.
Il 'sortilegio' che incatena Elisa, schiava dei suoi fantasmi e costretta a raccontarne la storia, ha stregato anche me e mi ha reso schiava di quelle ottocento pagine di pura e angosciante magia. Così anche mia nonna, come la sua, nei miei sogni torna dall’Aldilà, così anche io non vedo l’ora che arrivi la sera per ascoltare quei fantasmi che riprendono vita per raccontarmi la loro storia.



Provo un po' di invidia verso la me stessa immersa ancora nella prima lettura di questa meraviglia. Certamente un gran libro, come lo è questo, va riletto più volte. Eppure, ora che ne ho studiato ogni interpretazione e analizzato ogni brano e pensiero, rimpiango quella prima e innocente lettura che mi trasportò in un altro mondo. 
Elsa Morante è fatta così: ti ubriaca di parole, ti stordisce con le metafore; le sue parole hanno l'effetto di una droga e quando finiscono ti mancano. E tuttavia non è un romanzo che vorrei consigliare a tutti. Senza svelarvi nulla sulla trama e il finale, vi racconto cosa troverete tra quelle 800 pagine (lo so, detto così può far paura; ma vi assicuro che quando avrete cominciato benedirete quei due zeri). 
Vi si racconta la storia di una famiglia (se amate romanzi quali I Vicerè o il Gattopardo, potete accomodarvi) lungo l'arco di tre generazioni. L'ambientazione è controversa ma vi dico già che ci sono carrozze e cartomanti, telegrafi e treni, chiese e fantasmi. C'è di tutto. La protagonista è rimasta sola al mondo, ad eccezione degli spettri dei suoi familiari che sente (o crede di sentire. Questo non posso dirvelo; ho scoperto la verità solo alla fine della mia tesi) che le raccontano la loro storia "maledetta".
La narrazione è lenta - ad Elsa Morante piace indugiare su ogni dettaglio - ma coinvolgente; i personaggi sono spesso odiosi ma vivi, a tal punto che vi seguiranno anche dopo aver chiuso definitivamente il libro; la protagonista, Elisa, è prolissa e attempata (se vi piacciono i romanzi ottocenteschi, questo fa al caso vostro), ma il ritmo del suo racconto ha il potere di un ciondolo che oscilla e a poco a poco ipnotizza.
Non ci sono certezze in questo romanzo; ognuno vi legge ciò che vuole. Nella mia tesi ho cercato di dimostrare che gli spettri (o meglio, lo spettro) ci sono davvero. Tuttavia, come ho già detto, nulla è certo e tutto è possibile: è questa la vera magia. Ne ho riletto ogni parola da cima a fondo e l'ho trovato meraviglioso. 
I brani che ho preferito sono soprattutto tre, ve li dirò successivamente, intanto vi auguro una buona lettura!

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